Alla luce di tutto ciò sarebbe difficile caratterizzare il regno di Filippo II come una serie di fallimenti: concluse vittoriosamente il lungo periodo delle Guerre d'Italia respingendo le ambizioni francesi dei Valois, fu colonizzato l'arcipelago delle Filippine, così rinominato in suo onore dall'esploratore Ruy López de Villalobos e consolidò l'impero coloniale cui aggiunse anche i territori portoghesi. Nel 1569, esacerbati dalle campagne di conversione al cattolicesimo e dai tentativi di assimilazione, si ribellarono e solo a fatica Filippo II poté ristabilire il proprio dominio, ordinando di disperdere i moriscos presso altre province per meglio controllarli. Politica religiosa. Conducendo quasi una vita monastica e lavorando ogni giorno per più di dieci ore nell'austero eremo dell'Escoriale, il re annotava personalmente migliaia di pratiche che gli pervenivano da ogni parte dei suoi immensi domini- un governo "della penna e dell'inchiostro"- solo facendosi aiutare da pochissimi segretari, cui, peraltro, non veniva delegato alcun potere formale. «He querido, hijo mío, que os hallárais presente a este acto para que veáis en qué para todo[1].», «Ho voluto, figlio mio, che vi trovaste presente a questa cerimonia, perché vediate come va a finire ogni cosa.». La prima volta Filippo si sposò a sedici anni con sua cugina, la principessa Maria Emanuela d'Aviz, figlia dello zio materno, il re Giovanni III del Portogallo e della zia Caterina d'Asburgo. Tale politica estera fu certamente ispirata da un forte zelo religioso che lo portava a considerare la difesa dell'ortodossia cattolica come uno dei suoi principali obiettivi secondo il principio del cuius regio, eius religio. Filippo II dichiarò la bancarotta per ben 3 volte: nel 1557, nel 1575 e nel 1596.Oltre ai Consigli di Stato vi erano anche delle magistrature a livello locale: i viceré e i governatori più i rappresentati locali. Infine, Filippo, ormai disilluso di poter mantenere efficacemente le province riconquistate direttamente sotto il proprio controllo, dispose, il 6 maggio del 1598, la devoluzione delle Fiandre alla figlia prediletta Isabella Clara Eugenia d'Asburgo e al di lei marito Alberto d'Austria[39]. Nel 1585 Elisabetta firmò, in risposta all'appoggio della Spagna alla Lega cattolica, il Trattato di Nonsuch con il quale i rifornimenti ai ribelli olandesi non solo sarebbero aumentati, con la promessa dell'invio di un contingente militare, ma divennero anche pubblici. Questo comportava che esistevano non una ma diverse assemblee che conservavano poteri non irrilevanti in campo legislativo e fiscale; esse erano le Cortes Generales per la Castiglia e la Navarra, le Cortes del Regno d'Aragona, la Generalitat de Catalunya per la contea di Catalogna e la Generalitat Valenciana per il Regno di Valencia. In questo modo, l'immagine popolare del re, che sopravvive tuttora, fu creata alla vigilia della sua morte in un momento in cui, essendo la Spagna un pilastro della Controriforma, molti principi e leader religiosi europei ne erano i nemici influenzando non poco il giudizio postumo sul monarca. 1) L’eredità imperiale di Carlo V. Nel 1556, poco dopo la “Pacificazione di Augusta”, l’imperatore Carlo V d’Asburgo abdicava, dividendo i suoi immensi domini tra il figlio Filippo e il fratello Ferdinando. Al contrario gli storici di lingua spagnola tendono generalmente a considerare maggiormente i suoi successi militari sottacendo l'indifferenza (o il supporto) verso il fanatismo cattolico o enfatizzando i successi in campo culturale e l'effimero sviluppo commerciale del regno[54]. In un primo momento la sua educazione consistette principalmente negli esercizi delle armi e nello studio della letteratura, ma in seguito prese a trattare numerosi altri campi del sapere umano e in particolar modo la linguistica. La flotta turca, giunta in posizione il 9 maggio 1560 attaccò quella della lega ottenendo, dopo una battaglia di tre giorni, un clamoroso successo (anche per via dell'arrivo di rinforzi al comando di Turgut Reis). Nel 1583 Filippo fece ritorno in Spagna nominando il nipote Alberto d'Austria viceré e istituendo a Madrid un nuovo consiglio specializzato per consigliarlo sui temi portoghesi. Come risposta, Solimano il Magnifico inviò una flotta ottomana di 120 navi, sotto il comando di Piyale Pascià. Effettua il login o registrati per lasciare una recensione, Skuola.net News è una testata giornalistica iscritta al La governatrice Margherita fu rimossa e sostituita dal Duca d'Alba il quale convocò il Consiglio dei torbidi[36] facendo condannare a morte migliaia di persone. Per risolvere il conflitto, Carlo V propose al titolare della Navarra un matrimonio tra Filippo e la sua unica erede Giovanna III di Navarra, ma l'opposizione del re di Francia Francesco I fece fallire il progetto nel 1541. Non prese mai decisioni basandosi solo sulle proprie opinioni o preferenze. Oltre alla nobiltà, Filippo II dovette gestire il problema della popolazione dei Moriscos, i discendenti della popolazione araba, che, stanziatisi principalmente in Andalusia, avrebbero potuto agevolare un eventuale attacco ottomano. Nel 1559 Filippo si risposò con la principesssa Elisabetta di Valois, figlia maggiore del re Enrico II di Francia e di Caterina de' Medici; Elisabetta morì nel 1568 a seguito di un aborto spontaneo. Noto anche come Filippo il Prudente, Filippo II fermò l'avanzata degli ottomani con la Battaglia di …, Storia moderna — Infine il regno di Filippo II vide il fiorire della cultura spagnola dando inizio al cosiddetto Siglo de Oro lasciando una ricca e duratura eredità nel campo della letteratura, della musica e delle arti visive. Lo scopo dell'intervento fu la deposizione dell'ugonotto Enrico IV di Francia per sostituirlo con la propria figlia prediletta, Isabella Clara Eugenia d'Asburgo la quale traeva i propri diritti successori dalla madre, Elisabetta di Valois, terza moglie di Filippo II. Nel 1557, tuttavia, l'esercito spagnolo, guidato da Emanuele Filiberto di Savoia sconfisse i francesi nella Battaglia di San Quintino e l'anno seguente anche nella Battaglia delle Gravelinghe. L'anno seguente fu equipaggiata l'Invincibile Armata, una flotta che contava 145 navi tra cui 20 galeoni[46], che avrebbe dovuto fungere da forza di copertura per permettere lo sbarco sul suolo inglese di oltre 20 000 veterani dell'Armata delle Fiandre al comando di Alessandro Farnese. Nonostante i successi, Alessandro Farnese non riuscì a riconquistare i territori settentrionali che ben presto diedero vita prima all'Unione di Utrecht e poi, nonostante l'assassinio di Guglielmo I di Nassau, uno stato autonomo: la Repubblica delle Sette Province Unite. Nel 1540, Carlo V cedette al figlio il Ducato di Milano e tre anni dopo, convinto del precoce ingegno del figlio e del suo carattere grave e prudente, gli affidò la reggenza sull'intera Spagna, affiancandogli esperti consiglieri tra cui Francisco de los Cobos y Molina e il duca d'Alba; tali poteri divennero, de facto, pari a quelli del monarca nel 1550. Nel 1573 Don Giovanni D'Austria riprese Tunisi ma la rinnovata flotta turca di 250 galee, guidata da Uluç Alì Pascià riconquistò la città dopo un assedio di quaranta giorni. Infatti, sebbene Elisabetta avesse rinunciato ai suoi diritti, il Parlamento di Parigi, filo cattolico, reintegrò nei diritti la figlia di lei e Filippo II ordinò al Farnese di porre la città di Parigi sotto assedio nel 1590 e Rouen nel 1592. Gli succedette il figlio ultimogenito, Filippo, con il nome di Filippo III. Nato a Valladolid il 21 maggio del 1527 da Carlo V d'Asburgo e Isabella di Portogallo, ricevette un'educazione precoce presso la corte di Spagna che gli fu impartita da Juan Martínez Silíceo, futuro Arcivescovo di Toledo e cardinale. I rapporti diplomatici tra Francia e Spagna peggiorarono a seguito della Crisi di successione portoghese allorquando Francia e Inghilterra decisero di inviare una flotta congiunta, sotto il comando dell'esule fiorentino Filippo Strozzi, per sostenere il pretendente portoghese Antonio, priore di Crato. Negli ultimi anni del regno, Filippo II modificò tale assetto, integrando i consigli con commissioni autonome, le juntas tra le quali occorre ricordare la giunta della notte, lo strumento con cui Filippo II esercitò la propria autorità durante la malattia che lo condusse alla morte[22]. Dopo la scomparsa di Enrico I fu disposta la creazione, secondo le volontà del defunto, di un consiglio di reggenza, mentre fu convocata la dieta ad Almereim per scegliere il nuovo sovrano. All'età di undici mesi, nell'aprile del 1528, ricevette il giuramento di fedeltà come erede alla corona dalle Cortes di Castiglia; rimase sotto le cure della madre, Isabella d'Aviz, e delle sue dame portoghesi fino alla di lei morte, nel 1539. Nel 1596 e nel 1597 Filippo II ritentò l'impresa con altre tre flotte ma in entrambi i casi non ebbe successo. Sebbene sia stato descritto come un monarca assoluto, Filippo II dovette affrontare non pochi vincoli alla sua autorità. La Monarchia Cattolica nel Governo degli Stati Italiani, Europe, 1450-1789:Encyclopedia of the Early Modern World, Enrico IV e la nascita della Francia moderna, Elisabetta d'Inghilterra. Solo con la nomina, nel 1578, di Alessandro Farnese quale Governatore dei Paesi Bassi spagnoli, la situazione migliorò poiché egli, sfruttando le differenze religiose, culturali e linguistiche tra le province settentrionali e meridionali, aizzando i nobili locali uno contro l'altro, riconquistò le province meridionali. La situazione finanziaria dell'impero fu ulteriormente aggravata dal fatto che Filippo II non poté mai porre mano a una riforma del sistema fiscale, materia di competenza delle cortes, per via delle fortissime resistenze delle assemblee locali che si limitavano a fornire contribuzioni assai limitate. Furono tre le rivendicazioni più forti verso il trono del Portogallo: quella dei duchi di Bragança, Caterina e Giovanni I, quella di Filippo II di Spagna e quella di Antonio I del Portogallo, priore di Crato[30]. Il sostegno dato dall'Inghilterra ai ribelli olandesi fu inoltre la principale causa del fallimentare tentativo di Filippo II di invasione che si concluse tragicamente con il disastro dell'Invincibile Armada del 1588. Politica religiosa. La Spagna aveva infatti un immenso bisogno di denaro: a causa delle guerre, dei pirati, del fatto che veniva speso soprattutto per il lusso, e quindi anche il commercio era in decadenza. Filippo d'Asburgo (Valladolid, 21 maggio 1527 – San Lorenzo de El Escorial, 13 settembre 1598), noto anche come Filippo il Prudente (Felipe el Prudente), dal 1556 alla sua morte fu re di Spagna come Filippo II, re del Portogallo e Algarve (dal 1581), re di Sicilia, re di Sardegna, re di Napoli (dal 1554) come Filippo I (in portoghese Filipe I) e duca di Milano (dal 1540). La rivolta di Las Alpujarras e la crisi aragonese, Le pretese dei dichi di Bragança erano estremamente forti dato che lei discendeva da, Nella realtà il primo progetto di devoluzione fu attuato nel 1594 con la nomina a governatore delle Fiandre di, In tal senso andavano anche i suggerimenti di conciliazione, rivolti a Filippo dalla governatrice delle Province unite. In cambio, Filippo avrebbe potuto godere, fino alla morte della moglie, di tutti i titoli e gli onori concessi alla corona. A differenza della Francia o dell'Inghilterra, la Spagna di Filippo II non era uno stato unitario propriamente detto ma una federazione di varie province unita dal vincolo della comune dinastia. Eppure, nonostante la rigida atmosfera religiosa, durante il suo regno, fiorirono le arti e la letteratura di cui la Scuola di Salamanca ne fu il più fulgido esempio; Martín Azpilicueta, onorato a Roma da diversi papi, pubblicò il suo Manuale sive Enchiridion Confessariorum et Poenitentium (Roma, 1568), un lungo testo classico nelle scuole e nella pratica ecclesiastica. Filippo ricevette una buona educazione nelle arti militari da Juan de Zúñiga e da Fernando Álvarez de Toledo, Duca d'Alba, con il quale partecipò alle guerre d'Italia, presenziando all'assedio di Perpignano del 1542. Si creava, cioè, una situazione di avvitamento la quale, a sua volta, costrinse la monarchia a dichiarare default per ben sei volte nei successivi 65 anni[14]. Infatti, generalmente, la società anglo americana, principale avversario del re, mantenne un'opinione estremamente negativa sul conto di Filippo II di cui l'opera di James Johnnot Ten Great Events in History (1887) fu un esempio per la descrizione del sovrano come "vano, bigotto, ambizioso (...), senza scrupoli nella ricerca dei mezzi" e che "vietando la libertà di pensiero, pose fine al progresso intellettuale del suo paese". Dieci ragioni per cui si puo' dire sovrano assoluto! Al vertice della burocrazia si trovava la corona in capo alla quale dipendevano diversi consigli collegiali. Nel 1550, l'imperatore consegnò ufficialmente al figlio la reggenza dei domini spagnoli dai quali dipendevano i domini dell'Italia meridionale e le colonie. «Nella Spagna del "Secolo d'oro", il regno di Filippo II fu caratterizzato dalla tendenza di questo monarca a controllare direttamente un'enorme quantità di decisioni. Bosquejo de una vida y un tiempo (Monaco di Baviera, 1938) mantennero un giudizio estremamente negativo sulla personalità del re sottolineando i danni della sua politica estera ed economica. Naturalmente la grande maggioranza delle decisioni era comunque assunta da altri soggetti in nome del re o in virtù di diritti e privilegi esistenti, seguendo procedure istituzionali distinte nei singoli regni e nei tanti domini dipendenti dalla monarchia: Nella Penisola iberica, in Italia, nelle Fiandre, nelle Indie occidentali. Nella Battaglia di Alcântara l'esercito spagnolo disfece le milizie portoghesi di Antonio[31], che fuggì nelle Azzorre. Si trattò di una cerimonia spettacolare per la quale vennero realizzate, dagli accademici fiorentini, ventiquattro tele a monocromo rappresentanti le gesta del re accompagnate da ricche stoffe nere e oro, emblemi del re, musiche ricercate ed effetti luministici.[50]. Inoltre, come giustamente fa notare Martin Hume nel suo già citato Philip II of Spain, se si volesse compiere una valutazione oggettiva del regno di Filippo II sarebbe necessario analizzare anche l'operato dei suoi principali oppositori Elisabetta I d'Inghilterra e Guglielmo I di Nassau, considerati come veri e propri padri fondatori dei rispettivi paesi, diminuendo così la loro importanza nella storia. Tale aspetto viene considerato in alcune opere recenti, tra cui in particolare, España y los españoles en la Edad Moderna (Salamanca, 1979), il cui autore, Fernández Álvarez, è sostenitore della tesi per cui la figura del sovrano venne interpretata in chiave patriottica nel corso del regime franchista, tra gli anni quaranta e cinquanta del secolo XX dando luogo alla cosiddetta Leggenda Bianca. Alla morte di Maria, il trono passò a Elisabetta I, figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena e Filippo, non avendo intenzione alcuna di rinunciare all'Inghilterra, si propose a Elisabetta la quale, tuttavia, non rispose. Infatti, l'Impero spagnolo, su cui regnava, non era uno stato unitario ma una federazione di regni separati che conservavano ciascuno le proprie leggi, i fueros, usanze, consuetudini e statuti o privilegi, le cortes locali conservavano la piena potestà tributaria e potevano in ogni momento opporsi ai voleri del governo centrale e infine neppure le forze armate erano unitarie ma venivano arruolate tra la popolazione delle province alle quali restavano fortemente legate. Al di là di questo, Filippo II mantenne la pace con l'Inghilterra e, allo scopo di mantenere gli equilibri europei[45], si adoperò affinché non venisse scomunicata dal papa ma ben presto i rapporti peggiorarono. Per accattivarsi la nobiltà del regno concesse numerose posizioni nei tribunali spagnoli. Nel 1567, nel quadro di una situazione internazionale in cui diveniva sempre più pressante la minaccia mediterranea dell'Impero ottomano, Filippo II emanò un decreto che pose fine a ogni forma di tolleranza verso la cultura moresca, bandendone la lingua araba o berbera, l'uso dei nomi, la foggia degli abiti e si spinse fino alla distruzione di testi e documenti e all'obbligo per i Moriscos di far educare i loro figli da preti cattolici. In seguito alla rivolta calvinista del 1566, Filippo si impegnò per eliminare il tradimento e l'eresia: impose una tassa del 10% sul reddito e aumentò la presenza militare, inviando dalla Spagna Fernando Álvarez de Toledo, Duca d'Alba, con oltre 10 000 soldati. Questo, in ultima analisi, impedì la sua successione al trono imperiale[2]. Nel 1578 il giovane re Sebastiano I del Portogallo morì nella Battaglia di Alcazarquivir non lasciando alcun erede; gli succedette lo zio, ultimo membro legittimo della casata di Aviz, Enrico I. Il nuovo sovrano era però già anziano e soprattutto era diventato cardinale e inquisitore generale; solo il papa Gregorio XIII avrebbe potuto liberarlo dai suoi voti per consentirgli di tornare allo stato laicale, sposarsi e sperare di avere un erede. Ai consigli con ambito territoriale, furono aggiunti quattro organi collegiali specializzati in alcune materie: inquisizione, ordini militari, finanze e imposte per le Crociate[21]. Filippo II fu il più potente monarca europeo in un'epoca di conflitti e guerre religiose, l'unico dotato di risorse tali da poter mantenere un notevole esercito professionale e anche alla luce di ciò la sua figura è divenuta un controverso argomento storico[51]. Nato a Valladolid il 21 maggio del 1527 da Carlo V d'Asburgo e Isabella di Portogallo, ricevette un'educazione precoce presso la corte di Spagna che gli fu impartita da Juan Martínez Silíceo, futuro Arcivescovo di Toledo e cardinale. Retraite et mort de Charles-Quint au monastère de Yuste: lettres inédites, volume 3, Monarquía e imperio: El reinado de Carlos V, Europe and England in the Sixteenth Century, A History of Money from Ancient Times to the Present Day, The subject of Elizabeth: authority, gender, and representation, The History of England – From the Accession of Edward VI. L'ambasciatore veneziano Paolo Fagolo lo descrisse così nel 1563: «basso di statura, dal viso rotondo, con gli occhi azzurro chiari, un labbro prominente, la pelle rosa, ma il suo intero aspetto è molto attraente [...] si veste con molto gusto, ed i suoi atti sono cortesi e gentili.»[3]. A questo punto, Filippo II fece appello al Papa e a tutte le altre potenze mediterranee per unirsi in coalizione e contenere il turco. Filippo II di Spagna: riassunto FILIPPO II DI SPAGNA: RIASSUNTO. In ogni caso, dispose pensioni e compensazioni per le famiglie dei caduti dell'Invicibile Armada e istituì l'imposta dei millones[48] per armare una nuova marina tentando di curare i rifornimenti e le reti di intelligence. Inoltre, il re rifiutò di difendersi dalle accuse lanciate dal suo segretario infedele Antonio Pérez il quale pubblicò e fece diffondere una serie di calunnie sulla figura del suo antico padrone di cui solo recentemente si è potuto affermare la tendenziosità in particolar modo sull'assassino di Escobedo[53]. Non vide però l'azione in cui le truppe del suo mentore, il duca d'Alba, decisamente inferiori di numero, sconfissero gli assedianti francesi guidati dal delfino Enrico. Filippo II era sì cattolico e fedele, ma anche indipendente ed estremamente intollerante. Nel 1588, Luis de Molina pubblicò il suo De liberi arbitrii cum gratiae Donis, divina praescientia, praedestinatione et reprobatione concordia , in cui tentò una presunta conciliazione alternativa tra la onniscienza di Dio con il libero arbitrio umano in una dottrina che poi diverrà nota come Molinismo. Nel 1569, i due comandanti furono sostituiti da don Giovanni d'Austria, fratellastro dello stesso Filippo, e Álvaro de Bazán ma solo a seguito di due anni di accaniti combattimenti, la rivolta poté dirsi sedata definitivamente; Filippo II, per evitare la ripetizione di simili eventi, ordinò la dispersione di oltre 80 000 moriscos in altre regioni della Spagna. A Filippo II d’Asburgo erano assegnate la Castiglia e le sue colonie d’oltreoceano, l’Aragona, i domini italiani dell’Aragona … Di ritorno da Perpignano, ricevette il giuramento di fedeltà delle cortes di Aragona a Monzón. Nel 1551, per risolvere gli screzi con il fratello Ferdinando, l'imperatore fu costretto a un compromesso: Ferdinando sarebbe divenuto imperatore, re di Germania e re d'Italia, ma dopo la sua morte, Filippo avrebbe ottenuto i titoli concedendo al figlio di Ferdinando, Massimiliano, la corona di re dei Romani e l'incarico di governatore della Germania.