La paternità delle opere, seppur dubbia, è attribuita ad allievi di scuola giottesca, specie le Storie della Vergine[13], che la critica tende ad attribuire a Stefano Fiorentino o a Puccio Capanna[14]. Fuori Porta Romana come mostra la famosa pittura del Borgognone. Di questi solo due Evangelisti e una piccolissima parte del cielo stellato rimangono ben visibili. Sulla sinistra è raffigurato San Benedetto colto nell'atto di buttarsi nel mezzo di un roveto per respingere alcune tentazioni carnali subite in sogno. Dal basso da sinistra si trova la Cappella di Santa Maria Maddalena, la Cappella di Santo Stefano Martire e la Cappella di San Rosario. Nel tamburo si osservano sedici figure di Santi disposti a coppie[12]. La distribuzione funzionale degli ambienti segue infatti anche a Chiaravalle la pianta-tipo del monastero cistercense. Nel 1412 furono approntati la sacrestia, innestandola nel braccio destro del transetto e concepita come cappella profonda divisa in tre parti con tre campate differenti. Nel 1322 Matteo Visconti, signore di Milano, muore scomunicato. rivista Focus dicembre 2019, pag. Da notare le tele de La Vergine, San Bernardo e Santi, San Benedetto e gli altri santi e la pala d'altare realizzata da Daniele Crespi. Per maggiori informazioni www.mulinochiaravalle.itIl borgo di Chiaravalle è posto alla periferia sud-est di Milano. La critica recente ha sottolineato il legame tra un tale impianto e quello di Clairvaux II, direttamente ascritto a san Bernardo e definito "piano bernardino" (Romanini 1975). Contatti | Si intravedono ancora, nella struttura attuale e in particolare nelle due entrate laterali, i segni del rifacimento e alcuni elementi architettonici non ben integrati col resto della struttura. Iscrizioni e monumenti. Del chiostro è superstite il lato settentrionale, aderente al fianco della chiesa, e due campate del braccio orientale. Da notare sono le colonnine "annodate" poste sul lato nord-ovest che indicano l'unione tra il cielo e la terra e la semplicità dei capitelli delle altre colonne, decorate con foglie, aquile e volti umani, in molti casi fortunati ritrovamenti in fase di restauro, utilizzate per le colonnine attuali. Nel 1861, per far spazio alla linea ferroviaria Milano-Pavia-Genova, il chiostro grande del Bramante, pur costruito sul solo lato adiacente all'abbazia come visibile da stampe d'epoca, venne distrutto[6]. Privacy | Note legali | Nonostante l'Ordine cistercense sia caratterizzato (per via del volere di san Bernardo, come simbolo di povertà) da una quasi totale mancanza di decorazioni, gli affreschi della cupola e delle tombe sono una chiara eccezione; è solo in seguito, nel XVI e XVII secolo, che la chiesa viene affrescata in stile barocco, in modo a volte esageratamente ricco, in netto contrasto col volere del fondatore, ma secondo le nuove direttive del Concilio di Trento. Era qui che, fino alla cacciata dei cistercensi, era conservata la Croce di Ludovico il Pio, o Croce di Chiaravalle, capolavoro di oreficeria romanica, oggi esposta al Museo del Duomo. Il tiburio presenta tre serie di affreschi, ormai molto frammentari e deperiti, realizzati in due periodi successivi. L’Abbazia di Chiaravalle a Milano è senza, dubbio uno tra i più ammirati complessi monastici cistercensi d’Italia. In cima alla ripida scala si giunge su un piccolo pianerottolo abbellito da una delle prime opere di Bernardino Luini: la Madonna della buonanotte del 1512. Mappa del sito | Jump ahead of the long lines with this skip-the-line admission ticket and tour the ancient structure that took over 600 years to complete. Bernardo di Chiaravalle, giunto nella città di Milano, convinse i milanesi a sostenere papa Innocenzo II, mettendo fine alla disputa papale e alla lunga guerra che aveva contrapposto Milano al resto della Lombardia. La torre viene chiamata nel dialetto milanese "Ciribiciaccola", e in un'antica filastrocca dialettale se ne parla così: «Sora del campanin de Ciaravallgh’è una ciribiciaccolaCon cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolittvar pusse’e la ciribiciaccola che i soo cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt?quant i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt voeren ciciarà con la ciribiciaccolala ciribiciaccola Il nome le viene dall'abitudine dei monaci che, risalendo al dormitorio, salutavano la Madonna con l'ultimo Ave Maria del giorno; sorridente lei li accompagnava al riposo, accompagnata dal Bambino e da due angeli. Inoltre alcuni pilastri, la controfacciata (appena sopra il portale) e la volta sono stati decorati dai due fratelli. Per evitare assembramenti e garantire la sicurezza di tutti evitando il perpetuarsi del contagio, la comunità monastica ha scelto di riaprire tutti i servizi contingentando gli accessi secondo le modalità seguenti. Sulle pareti laterali altre due opere dei Fiammenghini: l'Adorazione dei pastori e la Madonna del Latte, datata 1616. Le autorità milanesi per riconoscenza al santo si impegnarono a costruire un grande monastero; costruzione poi portata avanti proprio da Bernardo, che posizionò il complesso a cinque chilometri da Porta Romana, in una zona paludosa, poi bonificata dai monaci, a sud della città chiamata Roveniano o Rovegnano[4]. I "ciribiciaccolini" sono forse i frati dell'abbazia o le colonnine lavorate minuziosamente della torre, o ancora i piccoli della cicogna, che in passato nidificava sulla torre, dal verso dei cicognini ("ciri") e lo sbattere del becco della cicogna contro le colonnine. In onore di San Bernardo di Chiaravalle, la campana è chiamata Bernarda. Siamo a sud-est di Milano, a soli 7 chilometri dal Duomo e a pochissimi minuti di auto dall’uscita S. Donato dell’Autostrada A1. Nel 1187, il papa Urbano III, al secolo Uberto Crivelli, prende sotto la sua protezione l'abbazia. Del chiostro duecentesco, di cui rimangono solamente il lato settentrionale e due campate, è abbellito dalla Vergine in trono con Bambino onorata da Cistercensi (prima metà del XVI secolo), un tempo attribuita a Gaudenzio Ferrari e oggi a Callisto Piazza. La stessa foresteria fu però rimaneggiata nel 1470, a spese di Filippo Archinto, come ricorda una scritta di una lapide letta dal Caffi. È una struttura che rappresenta un punto di divisione tra la zona abitata e la campagna che si estende nel Sud di Milano. Ognuna delle zone è divisa a sua volta in due parti che sono caratterizzate dall'abbondanza di archetti pensili di varie forme, con cornici lavorate e accompagnate dai pinnacoli conici bianchi che delimitano le zone. Esterno al chiostro, tra il refettorio e l'ala dei conversi, è un edificio forse destinato a officina. La chiesa abbaziale è un organismo in laterizio ad andamento longitudinale, ripartito in tre navate, con ampio transetto. L'entrata del capitolo è posto sul lato a est del chiostro; qui si possono ammirare dei graffiti (attribuiti al Bramante) raffiguranti la Milano del tempo: il Duomo è ancora senza le guglie, Santa Maria delle Grazie è in costruzione e il Castello Sforzesco mostra ancora l'antica torre del Filarete. Il braccio nord è dedicato ai martiri dell'ordine: sopra le tre cappelle troviamo San Bernardo di Poblet, San Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury, la Santissima Trinità, sulle altre pareti il Martirio delle monache cistercensi nel monastero di Vittavia e il Martirio di san Casimiro. La scena è ripresa dalla Vita di San Benedetto narrata da Gregorio Magno nei suoi Dialoghi, e stabilisce una chiara connessione tra il modello perfetto della Chiesa, rappresentata dalla Vergine, e l'astinenza dalla carnalità come prescritto dall'osservanza della Regola seguita a Chiaravalle. Nel 1341, cadendo la scomunica ai Visconti, l'interdetto alla città e all'abate di Chiaravalle, per festeggiare l'evento, vengono commissionati gli affreschi che decorano il tiburio, con le figure dell'Assunta, Annunciazione, Sepoltura e Funerali della Vergine, databili entro la metà del sec. Si effettuano visite guidate al complesso monastico: chiesa, chiostro, Mulino e cappella di San Bernardo. Si osservano poi alcuni episodi di vita della Vergine Maria tratti dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varazze: le Storie di Maria Santissima. Accessibilità: L'abbazia è aperta e visitabile liberamente dal martedì alla sabato dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 17 e domenica dalle 15 alle 17. Nel 1412 venne costruita per volere dell'abate una piccola cappella, posizionata in corrispondenza del transetto meridionale, rimaneggiata nel XVII secolo e oggi utilizzata come sacrestia[2]. Il complesso ben più esteso di quello che noi conosciamo, nel 1798 viene soppresso: l'Aspar ben ne ritrae la sua estensione edificata in una sua incisione dei primi dell'Ottocento, cioè nel periodo in cui cominciarono mutilazionie alienazioni. In seguito, nel XIV secolo, venne realizzato il tiburio e il refettorio. Il chiostro aderisce per un lato al fianco sud della chiesa: sul lato est si trovano la sagrestia, il dormitorio e la sala capitolare; su quello sud, con andamento perpendicolare, il refettorio e la cucina; a ovest gli ambienti destinati ai conversi. Nel corso dei secoli fu così apprezzato da diventare dono per le famiglie nobili tanto che Isabella d’Este, sposa di Francesco II Gonzaga, nel 1504 lo inviò in regalo ai suoi familiari, signori del ducato di Ferrara. La porta che si apre a lato dà sul cimitero dell'abbazia. Sulle altri pareti spiccano Profeti e Patriarchi: Salomone, Abramo, Giacobbe, Osea, Geremia e Davide. Negli stessi anni si cominciò a edificare il grande chiostro (simile e contemporaneo di quello del Bramante in S. Ambrogio), rimasto incompiuto: uno dei lati era ancora visibile nel 1861, anno della distruzione per permettere i lavori ferroviari della linea Milano-Genova, dietro l'abside. The Duomo in Milan is undoubtedly the crown jewel of the city, with its intricate Gothic facade and impressive interiors. Con tanto latte a disposizione si pose il problema di come conservarlo e, secondo la tradizione, furono i monaci cistercensi dell’Abbazia di Chiaravalle (fondata pochi chilometri a sud di Milano nel 1135), a trovare il metodo per farlo: cuocere il latte in apposite caldaie, aggiungervi il caglio e sottoporre la miscela così ottenuta a salatura e a stagionatura. Di questo antico impianto rimane poco, se non le parti prossime alla sala capitolare. Il braccio sud è dedicato ai santi e vescovi dell'Ordine cistercense: sopra la porta della sacrestia troviamo la Erezione del primo monastero di Cîteaux, gli ovali con la Vergine, san Benedetto e san Bernardo, san Domenico Abate, sant'Alberico, san Galgano e san Vittore monaco. È costituito dalla settima campata della navata centrale, e accoglie, addossato al muro di fondo, l'altare maggiore. Collocato sopra una cantoria lignea dipinta fra due monofore, è a tastiera unica e pedaliera a leggio composta da 17 pedali + 1 che aziona il tiratutti. I bronzi tondi raffiguranti il Cristo al Limbo e l'Incredulità di San Tommaso (i cui disegni originali di Raffaello Sanzio sono oggi conservati a Firenze e Cambridge) sono opera dello scultore fiorentino Lorenzo Lotti, detto il Lorenzetto. Interamente in noce è composto da due file disposte parallelamente su due livelli: il primo composto da ventidue stalli per i monaci, il secondo livello, più in basso, da 17 posti. Si raggiunge inoltre dalla via Emilia, oppure da via Ripamonti, svoltando a sinistra in via Sant'Arialdo; oppure da corso Lodi e piazzale Corvetto, percorrendo viale Martini e viale Omero, poi via San Dionigi e via Sant'Arialdo; oppure ancora dalla stazione di Rogoredo, imboccando via Sant'Arialdo. In quella più antica si possono osservare le tracce degli affreschi attribuiti a Callisto Piazza, nell'altra invece si trova la Incoronazione della Vergine con i santi Benedetto e Bernardo del 1572 di Bernardino Gatti detto Il Sojaro, allievo del Correggio, spostata nel 1952 durante i restauri della chiesa principale a seguito della riapertura delle finestre dell'abside. Arrivati alla quarta campata si notano i pilastri rettangolari, collegati a un muro che sostiene il coro. La data esatta di costruzione non è conosciuta, ma è stata datata 1329-1340 e attribuita a Francesco Pecorari di Cremona per via della somiglianza di quest'opera con le altre più conosciute: il Torrazzo di Cremona e il campanile di San Gottardo a Milano. Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico. A cavallo dell’anno Mille, la Pianura padana era coperta da paludi e foreste, ma le prime bonifiche messe in opera dai monaci per edificare conventi e abbazie resero la zona adatta a far pascolare il bestiame. È solo nel 1893 che l'Ufficio per la Conservazione dei Monumenti comprò l'abbazia dai privati che l'abitavano e incominciò il restauro del complesso, prima affidandolo a Luca Beltrami, poi nel 1905 a Gaetano Moretti, a cui si deve il restauro della torre nolare, nel 1926 con il ripristino della facciata originaria eliminando le superfetazioni barocche e nel 1945[8] con ulteriori restauri e la ricollocazione del Coro Ligneo nella navata centrale, che era stato spostato nella Certosa di Pavia per precauzione. Tra XII e XIII secolo il monastero vede confermata la protezione della Sede apostolica e riceve numerosi privilegi anche da parte imperiale. L'incrocio è invece delimitato da pilastri a sezione quadrangolare (in seguito modificati), come anche la prima coppia verso la navata. Sulla destra San Bernardo in ginocchio di fronte a un'apparizione mariana e l'abbazia di Chiaravalle raffigurata alle sue spalle rendono omaggio alla particolare devozione bernardina nei confronti della Madonna. I frati le dedicarono addirittura un altare. Da qui alla fine della croce, posta su un mappamondo, si raggiunge l'altezza di 56,26 metri. La costruzione della sacrestia risale al 1412, con successivi ampliamenti nel 1600 e nel 1708. La torre nolare ospita la più antica campana montata a sistema ambrosiano, fusa dal maestro Glaudio da San Martino nel 1453[17] e ancora oggi azionata manualmente dai monaci cistercensi, tramite una corda che pende in mezzo all'incrocio tra il transetto e la navata centrale della chiesa.